Vi racconto una storia....
Inviato: 27.10.09 - 19:18
Mi è capitato di leggere un articolo di un giornalista foggiano il quale dedica questo pezzo a un suo amico. Inutile dire che ha scritto parole davvero molto belle e forse chi dice la classica frase "ma cosa ci trovi a correre dietro un pallone che rotola?", leggendo questo articolo può capire che il calcio non è solo un pallone che rotola. Il calcio (e lo sport in generale) ci da la possibilità di vivere emozioni uniche e di conoscere persone speciali con le quali condividere gioie e dolori che riguardano il calcio ma anche episodi della vita quotidiana.
A MARCO
Chi gioca a calcio crea una rete di amicizie che dura spesso per tutta la vita.
Anch' io come la maggior parte dei ragazzi che della nostra città, ho iniziato a giocare a calcio da giovanissimo, prima frequentando una scuola calcio, poi mi sono aggregato a squadre di settore giovanili.
Sono stati, senza dubbio, gli anni più belli della mia adolescenza; scuola e calcio, cosa chiedere di più?
Ho conosciuto ragazzi straordinari, con cui ho condiviso vittorie e sconfitte che ci hanno unito e legato per sempre, anche se non ci frequentiamo più come una volta, ma l’affetto rimane ed i ricordi sono sempre vivi.
Il gruppo più bello con cui ho condiviso uno spogliatoio è certamente quello dell’under 18 dell’Arpifoggia.
Anni 1994-1997.
Il nostro allenatore era Mister Valerio Russo, oggi responsabile della Scuola calcio San Michele.
Avevamo creato un gruppo molto unito, e lo stare insieme ci creava un piacere particolare.
Non eravamo una squadra che avrebbe fatto la storia del calcio foggiano, ma ci divertivamo e nel campo si vedeva, qualche risultato riuscimmo a portarlo a casa.
Tra tutti spiccava un ragazzo, Marco Ferramosca, classe ’77, un terzino sinistro, fortissimo, capace di andare in gol con grande frequenza, dotato di un tiro al fulmicotone ed di una potenza non usuale per un ragazzo di quell’età, ogni calcio di punizione lo trasformava in un’azione pericolosissima e per la maggior parte delle volte in gol.
Lo adocchiò anche il Foggia calcio(che all’epoca militava in serie A) per inserirlo nel settore giovanile, ma Marco non si montava per nulla la testa:”Gioco per divertimento” era questo il suo motto.
Io lo ammiravo e lo “maledivo” perché anch’io ero terzino sinistro e naturalmente con lui in squadra la maglia da titolare, giustamente, l’avrei solo potuta sognare.
Dopo 5 o 6 giornate di campionato, in cui avevo visto raramente il rettangolo di gioco, solo qualche spezzone di gara(tanto per tenermi contento), lui mi chiamò e mi disse:”Sai Michele ho pensato di fingere un infortunio per permetterti di giocare titolare domenica.” Restai di stucco, ero contento, anche se non mi resi conto del suo gesto.
Così fece, disse al mister che aveva un problemino e la domenica giocai io.
Poi il martedì alla ripresa degli allenamenti mi fece i complimenti e mi disse:”Chiederò al mister di provarmi in posizione avanzata, così potremo giocare insieme”.
Naturalmente anche in posizione più avanzata fece grandi cose e grazie a lui giocai più spesso.
Sia io che lui lasciammo il calcio giocato abbastanza presto, lui andò a lavorare al Nord, poi un giorno mi arrivò una telefonata in cui mi informavano che Marco aveva avuto un incidente automobilistico e che si trovava in stato comatoso in un ospedale di Reggio Emilia.
Con gli amici di squadra dell’epoca registrammo una cassetta(ancora i cd non erano diffusi) con le nostre voci, lo incitammo a non mollare.
Gliela portò Mister Valerio, che ci tenne in contatto costantemente.
Venne il giorno che Marco reagì agli stimoli e si svegliò.
Purtroppo l’incidente gli ha danneggiato la spina dorsale e gli ha ridotto le capacità cognitive.
Un anno fa l’ho incontrato, seduto sulla sedia a rotelle quasi non lo riconoscevo, ho trattenuto a stento le lacrime e l’ho abbracciato forte, lui fa fatica a ricordare le cose del passato, insieme a lui c’erano i suoi, immensi, genitori, a cui ho raccontato quello che aveva fatto Marco per cercare di farmi giocare il più possibile.
Di quel giorno in cui finse l’infortunio resta una foto sbiadita e la consapevolezza di aver conosciuto un ragazzo meraviglioso.
A MARCO
Chi gioca a calcio crea una rete di amicizie che dura spesso per tutta la vita.
Anch' io come la maggior parte dei ragazzi che della nostra città, ho iniziato a giocare a calcio da giovanissimo, prima frequentando una scuola calcio, poi mi sono aggregato a squadre di settore giovanili.
Sono stati, senza dubbio, gli anni più belli della mia adolescenza; scuola e calcio, cosa chiedere di più?
Ho conosciuto ragazzi straordinari, con cui ho condiviso vittorie e sconfitte che ci hanno unito e legato per sempre, anche se non ci frequentiamo più come una volta, ma l’affetto rimane ed i ricordi sono sempre vivi.
Il gruppo più bello con cui ho condiviso uno spogliatoio è certamente quello dell’under 18 dell’Arpifoggia.
Anni 1994-1997.
Il nostro allenatore era Mister Valerio Russo, oggi responsabile della Scuola calcio San Michele.
Avevamo creato un gruppo molto unito, e lo stare insieme ci creava un piacere particolare.
Non eravamo una squadra che avrebbe fatto la storia del calcio foggiano, ma ci divertivamo e nel campo si vedeva, qualche risultato riuscimmo a portarlo a casa.
Tra tutti spiccava un ragazzo, Marco Ferramosca, classe ’77, un terzino sinistro, fortissimo, capace di andare in gol con grande frequenza, dotato di un tiro al fulmicotone ed di una potenza non usuale per un ragazzo di quell’età, ogni calcio di punizione lo trasformava in un’azione pericolosissima e per la maggior parte delle volte in gol.
Lo adocchiò anche il Foggia calcio(che all’epoca militava in serie A) per inserirlo nel settore giovanile, ma Marco non si montava per nulla la testa:”Gioco per divertimento” era questo il suo motto.
Io lo ammiravo e lo “maledivo” perché anch’io ero terzino sinistro e naturalmente con lui in squadra la maglia da titolare, giustamente, l’avrei solo potuta sognare.
Dopo 5 o 6 giornate di campionato, in cui avevo visto raramente il rettangolo di gioco, solo qualche spezzone di gara(tanto per tenermi contento), lui mi chiamò e mi disse:”Sai Michele ho pensato di fingere un infortunio per permetterti di giocare titolare domenica.” Restai di stucco, ero contento, anche se non mi resi conto del suo gesto.
Così fece, disse al mister che aveva un problemino e la domenica giocai io.
Poi il martedì alla ripresa degli allenamenti mi fece i complimenti e mi disse:”Chiederò al mister di provarmi in posizione avanzata, così potremo giocare insieme”.
Naturalmente anche in posizione più avanzata fece grandi cose e grazie a lui giocai più spesso.
Sia io che lui lasciammo il calcio giocato abbastanza presto, lui andò a lavorare al Nord, poi un giorno mi arrivò una telefonata in cui mi informavano che Marco aveva avuto un incidente automobilistico e che si trovava in stato comatoso in un ospedale di Reggio Emilia.
Con gli amici di squadra dell’epoca registrammo una cassetta(ancora i cd non erano diffusi) con le nostre voci, lo incitammo a non mollare.
Gliela portò Mister Valerio, che ci tenne in contatto costantemente.
Venne il giorno che Marco reagì agli stimoli e si svegliò.
Purtroppo l’incidente gli ha danneggiato la spina dorsale e gli ha ridotto le capacità cognitive.
Un anno fa l’ho incontrato, seduto sulla sedia a rotelle quasi non lo riconoscevo, ho trattenuto a stento le lacrime e l’ho abbracciato forte, lui fa fatica a ricordare le cose del passato, insieme a lui c’erano i suoi, immensi, genitori, a cui ho raccontato quello che aveva fatto Marco per cercare di farmi giocare il più possibile.
Di quel giorno in cui finse l’infortunio resta una foto sbiadita e la consapevolezza di aver conosciuto un ragazzo meraviglioso.