Messaggio
da gianplecce » 25.08.10 - 15:32
Il 26 novembre 2004 Riccardo Agricola viene condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per somministrazione di Epo e abuso di farmaci (I farmaci considerati “dopanti” erano: Mepral iniettabile, Orudis iniettabile, Voltaren, Bentelan fiale, Depo-medrol fiale, Esafosfina, Neoton, Samyr, Tricortin 1000, Solu-medrol fiale, Flebocortid fiale, Flantadin compresse, Deflan compresse, Bentelan compresse, Lidocaina fiale, Xylocaina, Liposom forte. Tutti regolarmente dichiarati e presenti nelle “farmacie” delle squadre di serie A). Non viene toccato Giraudo che sarebbe rimasto all’oscuro delle pratiche del medico sociale. Dalle motivazioni (300 pagine pubblicate il 24 febbraio 2005) leggiamo che l’ad bianconero è assolto per insufficienza di prove, ma qualcuno storce il naso. Ma è proprio questa assoluzione a costituire un inedito controsenso, travestito da finezza: dati gli elevatissimi costi dell’Epo, com’è possibile che il medico sociale, in tutta segretezza, ne facesse uso? Dove prendeva i soldi per procurarselo? Inoltre, non ci sono né scontrini, né ricevute che ne testimoniano l’acquisto e neppure strani versamenti o prelievi sui conti correnti, peraltro indagati.
Dure le reazioni dell’ambiente bianconero: la dirigenza parla di sentenza predeterminata da un certo sentire comune e di un verdetto già scritto da 3 o 4 anni. Giraudo e Agricola fanno riferimento alla non regolarità delle perizie di D’Onofrio (che poi vedremo essere elemento cardine in appello):
Questo perito del tribunale ha dato pareri completamente opposti su situazioni scientifiche identiche, un parere di tipo A su Conconi, di tipo B per Ferrari e poi di tipo C nel processo alla Juventus […] La sentenza rappresenta un teorema innovativo, stravagante: si vuole dimostrare che usando farmaci leciti si alterano le partite, e sono considerazioni fuori dalla bibbia dello sport. Ma nessuno ha mai detto quali partite sarebbero state alterate in sei anni… ( Parole di Agricola le prime, di Giraudo le seconde. Ricordiamo che D’Onofrio toppò clamorosamente anche alcune analisi riguardo al ciclista Pantani)
Ed ecco riaffacciarsi l’annosa questione: condannati senza che una sola volta si sia stati pescati con le mani nel sacco (leggi “positivi ai controlli”).
La rabbiosa difesa dell’entourage bianconero, via via più esplicita e dettagliata, viene esposta da Giraudo nel programma di Sky, Fuori Zona, del 2 dicembre 2004: D’Onofrio ha svolto la sua perizia senza metodi scientifici, indirizzandola e interpretandola a suo piacimento. Per gli stessi valori riscontrati, in un caso ha fornito un’interpretazione, in un altro ne ha fornita una differente e, nel terzo (quello della Juve), un’altra ancora. Dalla perizia si legge che vi sono dati “interessanti” nelle variazioni di emoglobina, ferritina, transferrina ed ematocrito solo in 2 giocatori su 19 (non considerando che gli sbalzi si sono verificati in periodi in cui i due calciatori erano infortunati) e, errore decisivo, nel produrre questi dati vengono considerati solo i picchi nei valori ematici e non, come deontologicamente corretto, le loro medie (sono presi in esame tre anni di attività e 20 controlli per ogni calciatore mediamente). Incredibile constatare come sia proprio la stessa perizia di D’Onofrio e Muller a dar ragione alla tesi difensiva della Juventus. Considerando i valori di tutti i calciatori juventini (ben 480 esami in totale, quindi un campione altamente probante), la media di essi risulta essere perfettamente in linea, se non sotto, ai valori consentiti. Riportiamo un pezzo decisivo al riguardo, preso direttamente dalla “Perizia per il giudice Dott.Giuseppe Casalbore del 31 maggio 2004:
La media dei valori di emoglobina riscontrati nella casistica degli atleti della Juventus, considerando i 480 casi valutabili, è pari a 14,7 g/dl. […] Questi valori, sia come media generale che come media dei singoli atleti, rientrano pienamente nella distribuzione normale. Un solo atleta fornisce una media pari al limite inferiore (Padovano), nessuno fornisce risultati medi prossimi ai limiti superiori della distribuzione normale.
Il valore medio di ematocrito è di 43,8% […] Il livello medio, lievemente inferiore a quello della popolazione generale, è perfettamente in linea con lo studio di Malcovati e coll., che hanno osservato nei calciatori italiani un valore medio totale di emoglobina di 14,8% e un valore medio di ematocrito di 43,7%.
Quindi la Juventus presenta un valore di emoglobina al di sotto del valore medio e un valore di ematocrito superiore alla media di un ridicolo 0,022%, larghissimamente compreso nei parametri consentiti di discostamento dal valore medio (in gergo tecnico range):
Secondo la letteratura, i coefficienti di variabilità individuale dei principali parametri ematologici sono pari al 4,6% per l’emoglobina e al 3,0% per l’ematocrito.
Vedremo come il Parma, che presenta valori enormemente superiori a questi, non abbia avuto il benché minimo problema con la Procura Antidoping.
Ma c’è dell’altro: la Juventus, nella perizia di D’Onofrio, non solo può vantare parametri medi regolari ma, anche nei casi in cui un esame (tra tutti i 480) riveli valori al di sopra di un limite, ciò rientra in un’oscillazione consentita:
I valori eccedenti i limiti superiori sono in numero inferiore all’atteso e rientrano ampiamente nella percentuale di meno di 1% fornita da Marcovati e coll.
Quindi, seguendo la procedura e la metodologia promossa dal Coni dopo lo scoppio della bomba doping, la Juventus è perfettamente “in regola”. Ecco spiegato il motivo delle lamentele di Giraudo e Agricola: la perizia “super partes” di D’Onofrio non gode di alcun riscontro scientifico validante. L’ad bianconero, infatti, spiega che l’ematologo «non ha usato i metodi del Coni per i valori ematici, perfettamente nella norma: se avesse usato i metodi in vigore nello sport, la Juve non avrebbe avuto problemi. Invece no, lui si è inventato un metodo del tutto nuovo, che non ha riscontro a livello scientifico non solo nello sport ma nel mondo. Voglio solo ricordare che in quegli anni la Juve ha partecipato alle competizioni internazionali, andando in finale e vincendo e nessun nostro giocatore è mai risultato positivo ai controlli dei laboratori internazionali» e aggiunge che «nei blitz di Guariniello e della Finanza non è mai stato trovato un prodotto simile all’Epo, né fatture che attestassero acquisti di quel tipo, né fondi neri né tracce sui conti correnti». Infine, vanno segnalate tre anomalie che lasciano qualche ombra sulla correttezza dello svolgimento processuale:
1 - la perizia di D’Onofrio non è completa perché non sono state prese in esame tutte le cartelle cliniche dei calciatori, ma solo alcune di esse: inspiegabilmente sono state escluse, tra le altre, le schede di Marocchi, Porrini, Jugovic, Kohler, Carrera e Inzaghi.
2 - L’ematologo si sofferma quasi esclusivamente sui valori di emoglobina i quali, essi soli, non possono costituire prova sicura di utilizzo di Epo.
3 - Il giudice Casalbore ha respinto la richiesta della difesa di chiamare a testimoniare i due calciatori accusati di aver assunto eritropoietina.
Giraudo, nel chiudere la sua accorata difesa, se la prende con Guariniello, colpevole di eccessivo protagonismo: «Mi ha colpito una frase della sua requisitoria: “la Juve per dieci anni non ha vinto e poi ha ripreso a vincere. E noi non capivamo il perché”». Guariniello, inoltre, ha fornito «una lista dei farmaci dichiarati dalle squadre di A all’antidoping, e la Juve si posiziona solo a metà di questa speciale classifica». Va rimarcata, oltretutto, la correttezza dei dirigenti juventini nell’accettare la sentenza senza isterismi, ma solo dichiarandosi sicuri del proprio operato: è lo stesso ad bianconero a fare i complimenti al giudice Casalbore: «nonostante l’avessimo criticato durante le udienze, è stato un arbitro bravissimo».